Un anno fa, in questo periodo, sono andata al creatore, e lì si stava benissimo, tutto era Pace.
Lui mi disse: cosa fai qui, tu devi tornare laggiù ancora tante battaglie dovrai combattere, e fu così che fui rispedita su questa terra.

Questo si è formato con il mio Sangue in una sacca di drenaggio
Il 21 luglio 2006, subisco intervento chirurgico definito di routin. Dalla sala operatoria esco con anestesia dissociata, avendo un risveglio molto brusco ed irrequieto.
24 luglio a visita di controllo della ferita, in presenza del primario del reparto che ha eseguito l’intervento. faccio presente di non sentirmi per niente bene accusando fitte e dolori alla ferita, costui non si è degnato di guardare.
25 – lo trascorro tra dolori laceranti e sforzi enormi per cercare di sollevarmi dal letto.
26 – sono chiamata a visita, per essere dimessa, lamento nuovamente di stare male, il medico di turno, dopo aver visionato la ferita, non ha autorizzato la mia dimissione, con testuali parole: ha ragione la signora di lamentare che sta male c’è infezione!
Il 27 - trascorre con esami vario tipo ed intanto i dolori aumentavano sino a svilirmi e la mia ferita lievitava a dismisura. Iniziano a sottopormi a controlli, nella cartella è stato trascritto "iperemia nella parte inferiore della sutura", ma nessuno ha guardato come stava la mia ferita.
Il 28 - inizio a viaggiare con il letto, sballottando per i corridoi del nosocomio, per sottopormi ad esami più specifici, a tarda notte, mi è stato comunicato che avrei dovuto operarmi urgentemente di nuovo. Chiedo chi è il medico che mi dovrebbe operare, costui mi risponde con testuali parole: capisco che il mio mestiere è come il macellaio, ma con una differenza il macellaio guadagna di più! Io per tutta risposta dico: No grazie, rifiuto l’intervento!
Il 29 luglio – la mattina tutti preoccupatissimi, le mie condizioni peggioravano. Si susseguono le visite di medici con mani da zappatori che chiedevano di potermi operare, per me loro con i camici bianchi facevano solo bella coreografia. Solo nel pomeriggio arriva un angelo medico chirurgo, che con molta professionalità, umanità, delicatezza e diligenza, interviene subito con la pulizia della ferita "infetta" estraendo una quantità considerevole di materiale purulento, successivamente do il consenso per la seconda operazione.
La carne da macello viene trasportata in sala operatoria. Gli anestesisti prima di iniziare l’anestesia in regime d’urgenza, mi chiedevano di firmare una liberatoria, di cui io mi sono rifiutata categoricamente di firmare. Continuavano a bucarmi senza essere in grado di trovarmi una vena, sino all’affermazione che gli si era storta un ago nella mia vena! Per risentimento dell’incapacità riscontrata ho dovuto diffidare costui, ed invitarlo ad allontanarsi immediatamente da me, con tutta risposta una collega coperta da una mascherina, con tono imperante ha cercato di intimidirmi, con modi da vera dama ho dovuto diffidare anche lei, invitandola a cambiare mestiere.
Dopo l’operazione, sono stata poggiata in un altro reparto, ove ho trovato un Primario bravissimo, attento, premuroso e scrupoloso, che mi ha assicurato assistenza adeguata con professionalità. Durante le assenze del primario alcune volte è venuto a mancare l’antibiotico che mi si doveva somministrare. Una terapia a base di cortisone, ho dovuto chiedere io che fossi sospesa per prolungata somministrazione, il medico che l’aveva prescritta si era dimenticato di sospendere la terapia. Fatto banale, dopo qualche mese il bravo Primario è stato sostituito dal medico che si dimentica di sospendere le terapie.
Da un intervento di routin che richiedeva 5/6 giorni di degenza, mi sono ritrovata ospite dell’ospedale per più di un mese, reduce da due operazioni e una serie di complicanze.
Alla luce dei fatti vissuti sulla mia pelle, in una struttura pubblica sanitaria, credo di potermi classificare tra le 90 vittime che la sanità miete al giorno, nel mio caso quel giorno hanno registrato meno uno morto!
Oggi cerco: un medico ed un avvocato che possano aiutarmi ad esaminare la documentazione in mio possesso, per chiedere chiarimenti alla sanità su ciò che ho vissuto?
Nell’attesa, sono impegnata nel percorso del perdono, per sbollire la mia rabbia, nel contempo assaporo la Giustizia Divina e, vi dico:
Il verbo sò e il verbo voglio dire
Il verbo che creò nostro Signore quando salì sulla Croce per morire
Peccatore o Peccatrice andiamo ad adorare quella vera croce
E bella e degna assai che stende un braccio in terra e l’altro in cielo
nella valle di Giosaft
Piccoli e grandi dobbiamo essere là
Trentatré anni a testa e l’anima tremerà
Sfoglia la campa e la cambia
C’è San Giovanni con un libro in mano che leggeva
Giovanni perdonali i peccatori
Maestro come dobbiamo perdonare
Chi non rispetta le feste di Natale e neanche le feste principali
Ora viene Maria l’avvocata nostra
Tutti i figli benedice
Il verbo chi lo sa se lo dica
Chi non lo sa lo impari
se non lo impara in questo mondo
dovrà impararlo nell'altro
se non imparerà su un filo di capello camminerà
se il filo di capello si rompe ...........................
Chi se lo dice tre volte lungo la via non abbi paura di troni e dicerie
Chi se lo dice tre volte al giorno non abbi paura di tuoni ne lampi
Chi se lo dice tre volte a capo letto non abbia paura di che e chi che sia
